ARPINO - "RIPRENDIAMOCI IL NOSTRO POSTO"

  • Tommaso Villa

Ho sempre creduto (fino a prova contraria) di essere una persona molto seria, disponibile, affidabile. Del resto, la mia storia mi è buona testimone. Mai avuto problemi, con nessuno. Magari, qualcuno con me li ha avuti, a senso unico, quindi problemi “loro”. Chissà?! Forse antipatia o altri “sentimenti” che qualificano, appunto, chi li serba. Tanti anni passati a servizio della Comunità, nelle Istituzioni e a lavorare per tentare di dare forma e sostanza a qualcosa che oggi ha perduto anche quelle poche che aveva. Mi guardo attorno, in modo obiettivo ed oggettivo, scorgo poco o nulla di buono.

Arrembanti politici distratti, poco preparati, autoreferenziali, occupano ruoli da cui tanto si potrebbe fare per la Comunità e per questa Provincia più in generale. Non sto qui né a dolermi di un passato poco fortunato (ho accettato tutto con grande DIGNITÀ e in SILENZIO), tantomeno a lamentarmi in modo sterile di un presente che tutti vivono, che tutti vedono, che tutti subiscono. Sono partito giovane per fermarmi ancora giovane e lasciare spazio ad altri giovani che poi giovani non erano. Parrebbe uno scioglilingua, ma è una verità inconfutabile. Poi, giovane in quale accezione? Politicamente o anagraficamente? O in entrambi i significati?

Come la metti la metti, il dato è che non c’è niente che possa cambiare la realtà. La cosiddetta nuova classe politica e dirigente ha fallito. Qui, da noi, ha fallito! Ma mi spiegate il senso di fare il parlamentare per andare alle sagre di paese e non proporre mai un’azione, nel luogo deputato a farlo, per il bene del territorio, dei Cittadini? Eppure non è che siamo avulsi da problematiche o viviamo in una sorta di “bengodi”. Il dovere dí ricopre incarichi pubblici non è più quello di fare per il bene cosiddetto comune, ma quello di se stessi, del partito che si rappresenta, della corrente di cui si fa parte, del gruppo di interessi in cui si è inchiavardati. I partiti poi?! Quali? Dove? Esistono?

Oggi il partito è un leader o il leader. Il partito, soggetto plurale, oggi si coniuga esclusivamente alla prima persona singolare. Ed in modo imperativo! Nessuna nostalgia (un po’ si, lo ammetto!), ma un pizzico di realismo che ci faccia riflettere su quanto sia importante la nostra cultura di democratici (cristiani e liberali veri) e che sia giunto il momento di riportarla al centro della scena politica. Sono francamente stanco di osservare inerme, di essere utilizzato alla bisogna, di essere testimone passivo di una deriva preoccupante e pericolosa. Faccio appello ai tanti che sono sintonizzati sulla stessa mia lunghezza d’onda, ai tanti scorati e rassegnati, ai tanti relegati solo alla memoria politica, perché capaci, onesti e con le mani libere. Oggi è il tempo di riprenderci il maltolto. È il tempo di mettere in campo le migliori energie e ridare speranza ai tanti delusi. Ho sempre asserito che la politica se non la fai, la subisci.

Subirla da persone e personaggi di indubbio spessore politico, morale e culturale sarebbe un piacere. Dagli attuali, è una sorta di castigo di Dio. Essere umili non paga. Essere buoni, idem! Onesti non ne parliamo. Ecco, magari, fermo restando la base valoriale importante, iniziamo a modificare gli atteggiamenti. Per carità, sempre con educazione e mai con presunzione, alterigia e violenza verbale. Moderatamente, riprendiamoci il nostro posto.

FABIO FORTE

Ex sindaco di Arpino